I FATTI
All'inizio del 2007, il fondatore di Damanhur, Falco, è stato oggetto di una verifica fiscale da parte della Guardia di Finanza di Ivrea. La verifica aveva a oggetto diversi elementi: dalla posizione fiscale di Falco all'amministrazione delle case delle quali è proprietario, fino al possesso da parte su di alcuni oggetti archeologici. La verifica, riguardante gli ultimi quattro anni di attività, è cominciata con la contemporanea visita di agenti della GdF presso l'abitazione di Falco, nel nucleo damanhuriano di Aval, a Cuceglio, e presso la sede del Consorzio Damanhur, presso il quale era tenuta la contabilità di Falco.
Al termine delle indagini, la GdF emette un verbale che ipotizza un'evasione fiscale di circa € 2.200.000,00, che avrebbe cagionato una sanzione del doppio dell'importo.
La documentazione è stata inviata anche alla Procura di Ivrea, dove viene aperto un fascicolo per dichiarazione infedele dei redditi, mentre la commissione tributaria ha autorizzato un sequestro conservativo di titoli e beni immobili.
Falco non ha aderito al verbale e attraverso i suoi consulenti – diversi da quelli che avevano seguito la sua amministrazione fino al momento dell'emissione del verbale della GdF – ha presentato una documentazione per giustificare i vari movimenti sui suoi conti correnti. La cifra contestata dalla GdF si è così ridotta, nel maggio 2010, a € 800.000,00.
Falco ha quindi aderito al verbale, che prevede un importo a suo carico di circa € 1.200.000,00, rinunciando in ulteriore contenzioso con l'Agenzia delle Entrate.
UNA SERIE DI NEGLIGENZE
Falco non ha mai seguito personalmente la propria contabilità, come fanno in genere imprenditori, sportivi professionisti o artisti: tutte le sue pratiche burocratiche relative alla contabilità e le dichiarazioni dei redditi erano affidate allo studio di un affermato commercialista romano.
In sede di verifica, quella gestione contabile e fiscale si è rivelata farraginosa e, evidentemente, non tenuta con la dovuta attenzione.
D'altra parte, le norme fiscali oggi in vigore permettono all'inquirente di procedere per presunzioni; al termine di questi accertamenti, l'onere della prova è totalmente ribaltato sul contribuente. Il primo accertamento dalla GdF si è così concluso con l'indicazione di cifre estremamente gravose, alle quali le Fiamme Gialle sono giunte basandosi su semplici congetture.
Il consulente fiscale di Falco, nel frattempo, è stato sostituito con altri professionisti, mentre con l'Agenzia delle Entrate si è proceduto ad una riconsiderazione delle valutazioni, arrivando a ridimensionare grandemente il risultato finale: da oltre quattro milioni di sanzione a un milione e duecentomila euro. Anche gli oggetti sequestrati ad Aval sono stati restituiti, avendo Falco dimostrato il suo pieno diritto su di essi.
Non si è potuto azzerare tutto, perché su alcune situazioni prese in esame l'Agenzia non ha accettato le giustificative: tecnicamente sarebbe stato possibile insistere con un'azione difensiva ma questo avrebbe reso necessario un contenzioso specifico, che probabilmente avrebbe significato tempi lunghi e ulteriori spese onerose.
Quindi, per un calcolo di convenienza economica e su parere dei nuovi consulenti, Falco ha preferito chiudere la pratica con l'adesione, sfruttando la possibilità di ridurre le sanzioni. Anche un contenzioso parzialmente vittorioso avrebbe comportato esborsi maggiori proprio a causa delle sanzioni applicate al 100%, dato che le norme fiscali sono congegnate in modo tale da costringere il contribuente a chiudere con questo genere di accordo, piuttosto che insistere per far valere le proprie ragioni.
Naturalmente, l'atteggiamento difensivo sarà ben diverso qualora la procura dovesse dare seguito in sede penale all'accusa di infedele dichiarazione dei redditi.
L'episodio ha evidenziato una sicuramente non adeguata tenuta della amministrazione fiscale di Falco, della quale in ultima analisi è egli stesso responsabile – e in effetti ne risponderà attraverso i pagamenti che dovrà sostenere – ma che è conseguenza soprattutto di carenze organizzative e gestionali in seno ai servizi amministrativi damanhuriani. Il Collegio di Giustizia – l'organismo damanhuriano che svolge funzione di verifica sull'osservanza dell'ordinamento normativo interno e vigila sull'andamento sociale – ha svolto a tale proposito un'indagine che ha evidenziato diverse negligenze da parte dei tenutari della contabilità contestata.
Con questa vicenda Falco ha conseguito un record: dall'entrata in vigore delle nuove leggi sugli accertamenti fiscali, è stato il primo cittadino piemontese a subire un sequestro conservativo. Il suo senso dell'umorismo gli ha probabilmente permesso di sorridere di questo discutibile privilegio.
(Stambecco Pesco)